AltaVista, ultimo atto

 

Il CEO Yahoo! continua la sua opera di riorganizzazione societaria e chiude 12 servizi ormai obsoleti, di cui uno è il motore di ricerca un tempo famoso, Altavista. 

Chi frequenta il Web dai suoi albori o quasi di Altavista si ricorda benissimo. Il motore di ricerca, andato online nel 1995, era infatti la principale risorsa di ricerca online.

Ideato dalla Digital Equipment Corporation, in 12 mesi raggiunse 25 milioni di utenti mensili, superando concorrenti come Excite e Lycos, grazie al particolare algoritmo che garantiva tempi di risposta mai visti prima (circa 0.7 secondi in un’epoca in cui le connessioni erano a 56 K).

altavista_logo

Ora Altavista si appresta, malinconicamente, ad andare in pensione, com’è del resto accaduto in passato per molti altri pezzi storici della Rete che non ci sono più, ad esempio Geocities, sempre di Yahoo!

Del resto il nuovo CEO non poteva far altro per proseguire nella riorganizzazione di una società mastodontica quanto superata nella tipologia di servizi offerti e così il prossimo 8 luglio, il sito, ormai non più utilizzato, sarà oscurato definitivamente.

Gli altri undici servizi che accompagneranno Altavista nell’oblio non sono altrettanto rilevanti, si tratta infatti di Yahoo! Axis, un plug in per i programmi di navigazione, Yahoo! Browser Plus, altra estensione per i browser, Citizen Sports, una sorta di widget per i contenuti sportivi, Yahoo! WebPlayer, FoxyTunes, altro servizio sportivo che farà posto a un prodotto integrale a tema e poi ancora Yahoo! RSS Alerts, Yahoo! Neighbors Beta, Yahoo! Stars India, Yahoo! Downloads Beta, Yahoo! Local API e Yahoo! Term Extraction API, ma nessuno ha la portata tecnologica e storica del motore che, per alcuni anni, fu sinonimo di ricerca prima dell’avvento di Google, che molto deve proprio ad Altavista, sia nello stile grafico minimale che nelle funzioni offerte e, per certi versi, anche nell’algoritmo.

Inoltre basti pensare che Altavista all’epoca era già dotato di un crawler, quello che attualmente a Mountain View chiamano spider, ossia un programma che periodicamente controlla tutte le pagine mondiali al fine di indicizzarle, rimuovere quelle obsolete o non più esistenti etc.

Insomma si trattava di un motore all’avanguardia il cui unico problema è stato quello di non essere mai stato inserito all’interno di un progetto tecnologico e di marketing omogeneo e logico, in grado di sfruttarne le potenzialità, sviluppando nel tempo sia la piattaforma hardware che software, ossia tutto quello che è riuscita invece a fare Google.

Chissà se, sfruttando a dovere Altavista, la storia del Web non si sarebbe evoluta in maniera differente ed oggi staremmo leggendo della chiusura di Google, un ottimo motore di ricerca che però non riuscì mai ad affermarsi contro lo strapotere del “padre di tutti i motori di ricerca”.     


 
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