Facebook: troppa violenza e brand in fuga

 

Troppe battute grevi e razziste, soprattutto nei confronti delle donne ma non solo. Sul sito in blu razzismo e intolleranza circolano liberamente e così molti brand fuggono. Per arginare il problema dunque Facebook decide interventi più severi, maggiori controlli e denuncia per chi pubblica materiale offensivo.

E’ uno strano destino quello di Facebook: nato con l’intento di mettere in contatto e far conoscere persone con interessi comuni o magari soltanto lontane tra di loro, si è evoluto sempre più in uno spazio dedicato al disimpegno, dove bene che ti vada potrai guardare qualche foto insulsa dei tuoi amici, molti dei quali non hai mai visto di persona, intenti a dimostrare a tutti i costi di avere una vita ricca di rapporti sociali e molto, molto divertente.

Fino a qui comunque nulla di male, ma nell’intento di sembrare sempre più simpatici, folli e disinibiti sul più popolare, ed inutile, dei social network, sono spuntate come funghi pagine di umorismo sempre più greve, sessuofobo, omofobo, xenofobo e misogino, quando non del tutto misantropo, in una corsa a ridere di tutto e tutti che ha portato rapidamente dall’umorismo al qualunquismo, fino al cinismo più sfrenato, in cui si inneggia, per gioco o sul serio, o semplicemente per menefreghismo, a tutto, dalla violenza sulle donne a quella sui bambini.

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Una deriva nichilista che, intendiamoci, non rappresenta Facebook nel suo insieme, ma che sicuramente ha molto peso al suo interno e che ora sta minando i ricavi, già non particolarmente floridi, del sito in blu, che dopo l’ennesima defezione di massa da parte di molti inserzionisti disgustati ha deciso finalmente di correre ai ripari, con un sostanzioso e deciso giro di vite, nella speranza di riportare la situazione sotto controllo e con essa le inserzioni pubblicitarie.

Nissan e Unilever ad esempio, due dei big spender di Facebook, hanno deciso di sospendere le loro inserzioni pubblicitarie dopo che le proprie campagne sono apparse affianco a post offensivi, soprattutto contro le donne, un risultato dovuto all’algoritmo che fa comparire gli annunci a seconda delle preferenze dell’utente ma che non è ovviamente in grado di giudicare eticamente queste ultime.

A lungo dalla dirigenza hanno tentato di minimizzare il problema, con la discutibile affermazione che “Se non vi buttano fuori da un bar per una battuta pesante, allora non verrete neanche espulsi da Facebook” ma ora la situazione è andata oltre ed è finalmente arrivato il comunicato ufficiale in cui si ammette di aver sottovalutato l’insidia del cosiddetto “hate speech”, ovvero “odio mediatico”.

In risposta a questi comportamenti deprecabili dunque arriveranno ora regole più rigide e provvedimenti più severi. Ci sarà infatti maggior controllo sui contenuti e i titolari delle bacheche saranno finalmente denunciabili, probabilmente direttamente dal social network.



Fonte: urlRepubblica
 

 

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