La notte che ha cambiato una città.

Un treno, la sua velocità, il suo carico. Problema tecnico? Errore umano? Un boato, strade e case completamente distrutte.

Vite spezzate.

32 anime portate via dal fuoco. Uomini, donne, bambini; giovani e anziani. Il fuoco non ha guardato in faccia nessuno.
Chi ce l'ha fatta, porta addosso, e dentro, i segni del dolore. Indelebili.

Stanno ricostruendo, hanno ricostruito. Un cancello rimane, tutto torto, piegato, come soffrisse ancora avvinghiato da fiamme e fumo e calore e paura.

Come un corpo, rimasto immobile per anni, monito per il futuro.

Piange, la città; si stringe attorno a chi è rimasto, ricordando chi non c'è più. Dal 2009, ogni 29 giugno, ogni mese, ogni giorno.

Piange la città, ma pochi ne consolano il pianto. Tanti, invece, tutto fanno per alimentarlo. Come sempre accade in questo nostro splendido, paradossale Paese. L'Aquila, Viareggio, Messina... dimenticare? D'obbligo. Ottenere Giustizia? Un optional; da pagare a caro prezzo.

Un optional, spesso pagato, mai ottenuto.

M. C., 29/06/2013

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(foto presa da radiondadurto.org: si tolga pure se non mi è consentito riportarla)