Heml.is, il programma di chat criptato che sfida l’NSA

 

L’NSA, tramite PRISM, leggeva i contenuti di tutte le comunicazioni telematiche europee, ma siamo sicuri che Heml.is sia la soluzione? E’ giusto barattare la privacy con la sicurezza?

A svilupparlo sarà il cofondatore di The Pirate Bay, Peter Sunde. Il programma di chat, Heml.is (parola che in svedese significa segreto), sarà sviluppato interamente tramite meccanismo di crowdfunding: saranno cioè le persone eventualmente interessate a finanziarlo liberamente con un’offerta, l’azienda ha stabilito un traguardo di 100.000 dollari, sotto il quale non potrà sviluppare l’app, mentre a chi donerà 5 o più dollari sarà fornito l’accesso al codice sorgente e saranno dati altri bonus, a seconda delle cifra versata.

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Infine, se tutto procederà come da programma, la versione base di Heml.is sarà resa disponibile in maniera totalmente gratuita, mentre saranno a pagamento le funzioni aggiuntive, come ad esempio la possibilità di trasmettere fotografie.

Particolarità di questa chat sarà il fatto di essere completamente criptata durante l’intero percorso da un utente all’altro, tanto che nemmeno sui server che ospitano le chat sarà possibile conoscere i contenuti delle discussioni.

Un’affermazione che a quanto pare ha suscitato l’interesse di quanti, in Rete, si sono sentiti personalmente aggrediti e “violentati” nella propria privacy dalle rivelazioni dell’ex dipendente della NSA che ha rivelato il programma di “ascolto” Prism, tramite il quale l’agenzia segreta statunitense spiava chat, SMS, conversazioni nei social network etc. in tutta Europa, alla ricerca di possibili minacce.

In realtà non accadeva come nel film “Le vite degli altri” che ci fosse un operatore davanti a uno schermo in una stanza buia a leggersi i fatti nostri, ma il filtraggio avveniva automaticamente e solo se determinate parole chiave in certi contesti erano rilevate scattavano semmai controlli più approfonditi.

Ma al di là di questo la domanda su cui riflettere è: la privacy è un valore così assoluto da dovergli sacrificare anche la nostra sicurezza? Davvero è giusto creare programmi come Heml.is, sfruttabili anche da terroristi e pedofili, giusto per citare due categorie che suscitano il mio personale ribrezzo, affinché resti segreto agli occhi di un’agenzia governativa che io ho l’amante o che tifo questa o quella squadra di calcio, o che sono omosessuale o che semplicemente mi sono dato appuntamento per domani sera con degli amici al tal locale?

E sei poi in quel locale dei terroristi metteranno una bomba ne sarà valsa la pena? E se per tenere segreto che ho l’amante mio figlio al parco fosse rapito da una banda di pedofili che l’avevano già notato e che si sono potuti organizzare tramite Heml.is, sarò soddisfatto? Qual è, se c’è, il confine oltre il quale possiamo abdicare al nostro diritto alla privacy in nome di una sicurezza superiore?

Personalmente trovo a volte incomprensibile un mondo dove si accetta passivamente che motori di ricerca e social network si approprino dei nostri dati al mero fine di guadagnarci su tramite pubblicità ma si insorga poi se ci si chiede di lasciare che quegli stessi dati siano accessibili per consentire a chi ci protegge di farlo al meglio.



 

 

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