Memoria digitale: presto nuovi dischi in vetro con capienza di 360 TB e vita media di 1 milione di anni

 

Col crescere costante della produzione culturale, spinta anche dal Web, riuscire a conservare immani quantità di dati in poco spazio e per molto tempo sarà una necessità semrpe più pressante.  A breve potrebbe arrivare una nuova risposta a questo problema.

Chi l’ha detto che le memorie attuali non sarebbero affidabili? Certo, c’è il luogo comune che il libro sia ancora la soluzione migliore, perché sopravvive molto più a lungo di un attuale hard disk, SSD, CD o DVD, che attualmente non possono ritenere i dati per più di una manciata di anni ma la cosa è solo parzialmente vera.

Diciamo che come tutte le cose l’affidabilità è un problema di tecnologia disponibile, non è che il digitale sia meno affidabile dell’analogico ma solo che il digitale attuale, realizzabile con le tecnologie a disposizione non lo è, o non lo è stato, così come prima di carta e inchiostro erano sicuramente molto meno affidabili le tavolette di cera.

5D_optical_memory

Dunque, col progredire della tecnologia a disposizione miglioreranno per forza di cose anche le soluzioni disponibili. Un esempio recentissimo è rappresentato dalle ricerche condotte congiuntamente dai ricercatori della University of Southampton’s Optoelectronics Research Center e della Eindhoven’s University of Technology, che presto potrebbero portare alla definitiva messa a punto di una nuova soluzione ottica, dischi in vetro sottilissimi, capaci di immagazzinare fino a 360 Terabyte di dati e di custodirli intatti per circa 1 milione di anni, resistendo anche a temperature di 1000 gradi: che ne dite dei libri ora?

Questi speciali dischi saranno realizzati in un materiale simile al vetro creato tramite nanostrutture di quarzo fuso, all’interno delle quali i dati saranno scritti tramite un laser femtosecond in grado cioè di “sparare” rapidissime raffiche di luce all’interno di tre strati separati da appena 5 micrometri.

I dati si differenzieranno grazie all’uso di nanostrutture che terranno conto non solo della tridimensionalità ma anche di orientamento e taglia di ciascun “foro”, che avrà quindi un valore differente a seconda di più parametri. In questo modo ciascun foro conterrà molti più bit e non sarà invece equivalente a un solo bit, 0 o 1, come accade attualmente in CD e DVD.

“E’ emozionante pensare che abbiamo creato il primo documento in grado di sopravvivere alla razza umana. Questa tecnologia potrà custodire l’ultima prova della civilizzazione: tutto ciò che abbiamo imparato non sarà dimenticato”. Ora ovviamente il prossimo passo sarà arrivare alla commercializzazione ma la strada è ancora lunga.

Attualmente infatti gli esperimenti sono riusciti a scrivere appena 300 KB di dati, anche se potenzialmente appunto il disco possa contenerne 360 TB. Bisognerà quindi mettere a punto la tecnologia e poi abbatterne i costi per renderla utilizzabile nel quotidiano, magari non da parte degli utenti consumer ma almeno da parte di istituzioni e enti di ricerca.    



 

 

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