Smartphone e tablet con batterie che durano settimane? Le hanno inventate alla Vanderbilt University

 

Alcuni ricercatori dell’università Vanderbilt sono riusciti a realizzare un nuovo superconduttore in silicio che, abbinato a un particolare chip, dovrebbe garantire autonomie di settimane anche a device come smartphone e tablet con una singola ricarica.

Vi piacerebbe avere uno smartphone o un tablet di ultima generazione, potente e versatile, che con una sola ricarica abbia un’autonomia di una o più settimane, come se fosse un eReader? Lo so, sarebbe molto bello e comodo, ma purtroppo fino ad oggi è sempre stata un’utopia.

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Per carità, di annunci di nuove tecnologie per le batterie in questi ultimi anni ce ne sono stati diversi, il problema non è infatti tanto individuare un modo per aumentarne la durata, quanto poi riuscire ad adattare la scoperta ai ritmi di produzione per il mercato di massa, aspetto su cui poi alla fine cadono la maggior parte delle nuove tecnologie, non adattabili alla produzione industriale, oppure eccessivamente costose da realizzare.

Ora ci hanno provato alla Vanderbilt e, almeno in laboratorio, la cosa sembra funzionare. Il nuovo condensatore in silicio infatti funziona su una base completamente differente rispetto alle batterie attuali, basate su reazioni chimiche.

La batteria Vanderbilt invece immagazzina l’energia catturando gli ioni sulla superficie del suo materiale poroso, consentendo di effettuare ricariche complete in pochi minuti e garantendo una durata estremamente superiore. “Se chiedi agli esperti riguardo alla costruzione di un super condensatore in silicio, loro ti diranno che è un’idea folle”, ha dichiarato Cary Pint, responsabile del progetto del nuovo materiale, riferendosi al fatto che il silicio è considerato un materiale inadatto allo scopo.

“Ma abbiamo trovato un modo diverso di progettarlo”, ha aggiunto Pint. Il team di ricerca infatti ha realizzato una particolare finitura dello spessore di pochi nanometri realizzata in carbonio che rende la superficie ideale per immagazzinare l’energia. Ora appunto la sfida sarà immaginare un processo produttivo poco costoso che possa arrivare in tempi brevi sul mercato.  



 

 

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