YouTube: ecco i primi 53 canali a pagamento

 

YouTube ha ufficializzato i primi 53 canali a sottoscrizione della sua storia. I prezzi sembrano però essere troppo alti. Per l’Italia invece al momento non ci sono programmi e i 53 canali non sono visibili.

Il primo sito di videosharing al mondo, che ha da poco compiuto 8 anni, ha ufficializzato i primi 53 canali a pagamento, dopo le indiscrezioni girate nelle scorse settimane. Il sito di proprietà di Google ha al momento coinvolto circa 30 editori ma ha invitato chiunque ad autocandidarsi, attraverso la semplice compilazione di un form.

Gli abbonamenti partono da un costo di 0.99 dollari al mese ma per i nuovi utenti è previsto un periodo di prova di due settimane. Nelle prossime settimane inoltre il sito ha fatto sapere che l’offerta aumenterà ulteriormente, ma Google Italia avrebbe confermato al Corriere della Sera che al momento non ci sono programmi specifici per estendere questo tipo di servizi a sottoscrizione nel nostro Paese, forse anche perché qui da noi non ci sono poi molti player in grado di offrire contenuti in streaming.

Al fine di facilitare i fornitori di servizi e invogliarli ad aprire canali sulla propria piattaforma, YouTube ha anche rivisto il servizio di pagamenti, cercando di renderlo più flessibile. Ai canali andrà più del 50 % del ricavato, probabilmente qualcosa come il 70 %, mentre a YouTube rimarrà la quota restante.

Nel comunicato infatti si legge: “Oggi più di un milione di canali genera entrate pubblicitarie su Youtube e una delle richieste più frequenti che ci viene fatta è quella di garantire maggiore flessibilità nella monetizzazione e nella distribuzione. Abbiamo lavorato su questo fronte”.

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Il sistema di pagamento online ovviamente sarà il casalingo Google Wallet, alternativa proprietaria a PayPal, anch’essa ancora indisponibile in Italia. Gli analisti comunque sembrano scettici e riflettono sui prezzi.

Il sito che fino a ieri è stato infatti la bandiera dalla condivisione libera, da oggi chiederà un minimo di 1 dollaro al mese per canale, quando servizi come Netflix propongono il proprio intero catalogo a soli 8 dollari.

Un dollaro inoltre è solo la base di partenza: ad esempio National Geographic, attiva con un canale destinato ai bambini, sembrerebbe già intenzionato a chiedere 2.99 dollari al mese mentre Bigstar Movies proporrà le sue pellicole indipendenti a un canone non meglio specificato, al momento vagamente indicato come corrispondente a “meno di 5 dollari al mese”.

Tra gli altri 53 canali ne troviamo anche uno dedicato alla comunità gay, tre canali curati dalla casa di produzione canadese DHX, due per i più piccoli e uno intitolato Retro e un canale di fitness di Iamplify.

L’offerta è indubbiamente ampia ma bisognerà vedere come sempre come reagirà il mercato, soprattutto per via dei prezzi.



Fonte: urlRepubblica
 

 

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