Chiatta nella San Francisco Bay: è di Google ma non ha i permessi

 

Qualche giorno fa è comparsa una misteriosa e voluminosa chiatta nella baia di San Francisco, in prossimità di una ex-base della marina militare statunitense a Treasure Island. Qualcuno ha indagato e scoperto che la chiatta è di proprietà di Google, ci sono in ballo un brevetto su una nuova tecnologia marina e, eventualmente, anche i Google Glass, la storia non potrebbe essere più oscura di così.

Dobbiamo ringraziare Daniel Terdiman, di CNET, che ha indagato a fondo sulla misteriosa chiatta comparsa qualche giorno fa nel bel mezzo della baia di San Francisco. Terdiman è riuscito a scoprire che Google è la proprietaria dell’imbarcazione ed anche che Big G ha depositato un brevetto riguardante la realizzazione di datacenter galleggianti in mare, con una tecnologia per la generazione di energia dal moto ondoso, in grado di alimentare direttamente il parco macchine che lo compongono e perfino un sistema di raffreddamento che sfrutta l’acqua marina.

La chiatta comparsa misteriosamente nella Baia di San Francisco

La chiatta comparsa misteriosamente nella Baia di San Francisco

A ben guardare, però, non sembra che la chiatta ormeggiata nei pressi di Treasure Island sia il prossimo datacenter di Big G, Allen Martin di KPIX, è del parere che Google stia allestendo uno store galleggiante in cui vendere i Google Glass“una sorta di App Store gigante” – le parole utilizzate da Martin, che ha anche scoperto che la chiatta, una volta terminata, verrà rimorchiata attraverso tutta la baia di San Francisco, fino a Fort Mason.

C’è un problema: la fonte riportata da Martin afferma che, attualmente, i lavori sono bloccati per via della mancanza di permessi di Google. Un portavoce della Commissione per la Conservazione e lo Sviluppo della Baia di San Francisco (BCDC)ha infatti affermato:

“Google ha speso milioni per questo progetto, ma non può parcheggiare la chiatta di fronte al litorale senza un permesso e attualmente non ne possiede uno.”

La BCDC, tra l’altro, non è mai stata tenera con le iniziative che puntavano a creare installazioni nello spazio marino della Baia, preferendo strutture che potessero essere costruite sulla terraferma, se l’alternativa fosse possibile. Google dovrà, quindi, anche convincere la Commissione che la chiatta non è un tentativo di riempimento dello spazio marino della Baia.

Ultimamente Google non è andata molto d’accordo con i principi di trasparenza richiesti da vari enti governativi in diverse zone del globo, ma ha avuto buon gioco nel difendere la propria normativa sulla privacy. Ora, però, si tratta di una installazione reale in una zona protetta da una molto attiva comunità ambientalista, non ottenere i permessi potrebbe costituire un grosso smacco per Big G.



 

 

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